Mostra Trame di colore

 

La mostra che chiude la stagione espositiva invernale (3 dicembre/3febbraio) focalizza l’attenzione su materia e colore e indaga la potenzialità del tessuto come mezzo espressivo attraverso la ricerca di quattro artisti: Mauro Capelli, Maria Anastasia Colombo, Angela Filippini e Linda Pellegrini.

Con una propria e peculiare tecnica e poetica gli artisti presentati raggiungono esiti sorprendenti tra figurazione e astrazione partendo da un materiale tessile legato da colori acrilici, malta e gesso secondo i casi. E’ proprio un filo di tessuto il comune denominatore che lega il lavoro di questi quattro artisti, diversi per background e linguaggio che hanno trovato nel tessuto un medium sorprendente per esprimersi.

Colore e forma, gli elementi primari della pittura, sono presenti in modo determinante nelle opere di Mauro Capelli (Bergamo, 1960). Ma è l’utilizzo di un materiale inusuale e povero come la garza che, diventando la sua firma stilistica, fa la differenza e rende le sue opere riconoscibili. Un materiale tessile leggero che, impregnato di colore, si piega alla creatività dell’artista nell’elaborazione del contenuto. La spiccata sensibilità cromatica gli permette di giocare con i colori di una tavolozza sempre dosata e mai banale in cui il gioco dei chiari e scuri, delle luci e delle ombre, dei tono su tono o dei contrasti, è affidato alla trasparenza delle garze. Sono proprio questi giochi di luce e ombre che “disegnano” il soggetto.

Maria Anastasia Colombo (Monza, 1973) ha fatto del nastro e dell’intreccio il suo vocabolario artistico con il quale realizza oggetti d’arte, difficilmente classificabili come quadri e sculture. Mai come nel suo caso creatività e fantasia sono supportate e sviluppate da una grande abilità manuale e tecnica esecutiva  che applica anche in grande scala alla scenografia.

Una ricerca condotta a doppio filo nella moda e nell’arte si intreccia nei lavori di Angela Filippini (Riccione, 1959), che sarebbe superficiale classificare semplicemente come lavori materici. Là, dove le opere dei più accreditati artisti moderni e contemporanei si concretizzano nell’aggiunta e nella sovrapposizione di materiali diversi sulla superficie della tela, l’artista va a sottrarre parte del materiale che costituisce la tela stessa. La sua diventa così un’arte di sottrazione dove l’azione del togliere fili di trama e ordito le permettono di intessere un racconto lirico e astratto al tempo stesso. La tela non è più solo supporto, ma diventa protagonista dell’opera attraverso una tecnica particolare di sfilature e restituzioni e costituisce il punto di partenza per indagare nuove possibilità e altri significati. L’azione distruttiva condotta sulla tela diventa quasi un rituale catartico di scavo interiore che riesce a tirar fuori dalla tela l’anima delle cose. Ma anche l’anima dell’artista.

Poesie tradotte con il linguaggio dei colori: è questo il senso della ricerca artistica di Linda Pellegrini (Milano, 1968). Sulle tele e sulle sculture realizzate utilizzando colori acrilici, garze di tessuto e legno, l’artista riesce a infondere un’armonia tale che dalle opere sembra arrivare una vibrazione. L’uso attento e misurato del colore accentua il senso di musicalità di una partitura apparentemente semplice nella sua linearità ma infinitamente complessa nella sua esecuzione. Con accenni di foglia d’oro e d’argento l’artista nobilita superfici grezze e materiali poveri quali legno e garza di tessuto, mentre con la sovrapposizione di diversi strati di garza e giochi di trasparenze conferisce tridimensionalità all’opera. Il risultato è un lavoro di precisione che non perde la sua carica poetica ed emotiva nell’esecuzione accurata e metodica.