Thomas Heller, colore ed espressione

Sono i colori vibranti e il tratto forte gli elementi che caratterizzano le opere di Thomas Heller, nato in Germania nel 1961. Le sue origini e la sua formazione, e con esse un chiaro riferimento all’Espressionismo tedesco e austriaco, si indovinano sotto le pennellate incisive con cui dipinge, quasi aggredendola, la tela posata sul pavimento. E’ in questa gestualità potente ed istintiva che l’artista, partendo dal dato reale, dà corpo alle sue emozioni e ai suoi stati d’animo, trasfigurando la realtà esteriore per visualizzare la sua realtà interiore.

Ma degli Espressionisti tedeschi non prende la drammaticità dei contenuti e il senso tragico della vita. I suoi soggetti sono oggetti del quotidiano quali strumenti musicali, scarpe femminili o fiori da cui riesce ad “estrarre” l’anima. Poco importa se il risultato visibile non corrisponde al dato reale, all’artista importa liberare emotività e creatività, svincolandosi dal limite della raffigurazione per approdare alla trasfigurazione e all’astrazione. Così anche quando tra il groviglio di segni, disegni e campiture di colore si indovinano figure o dettagli umani – un occhio, una bocca, una mano – il significato è più profondo perché, oltrepassando la percezione immediata, si carica di riferimenti, significati e simboli diventando metafora di altro.

La sua tavolozza predilige i colori forti, su tutti il nero e il rosso, ma non mancano il blu e il giallo, e il suo complementare il verde, dati in pennellate rapide, spatolate sovrapposte e in stesure a mano sopra un disegno o uno schizzo ancora evidente. Nei lavori della serie Jam Session, gli strumenti musicali sembrano uscire dalla tela animati da vita propria. E così l’artista diventa l’invisibile direttore d’orchestra che, come un demiurgo, riesce ad estrarre la nota giusta per suonare la sua melodia interiore .



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